Don Chisciotte senza mancia

DUE ATTRICI IN MONOPATTINO

PEM Habitat Teatrali

di Domenico Ferrari, Rita Pelusio
con Laura Curino, Anna Marcato
regia Marco Rampoldi
contro regia Rita Pelusio
scena e luci Lucio Diana
costumi Laura Liguori
musiche originali Alessandro Sicardi
realizzazione scene Roberto Boccadamo
aiuto regia Marta Besozzi
assistente costumista Beatrice Viacava
organizzazione Monica Giacchetto


Don Chisciotte senza Mancia è una commedia sul confronto tra ideale e realtà, tra coerenza e compromesso, tra chi ha creduto nelle parole e chi deve misurarle ogni giorno con la vita concreta.

Una ex insegnante di lettere scrive ai suoi ex studenti. Per anni li ha spronati a credere nella giustizia, nella libertà e nell’educazione come strumento di trasformazione, chiedendo loro di prendere sul serio le parole come Don Chisciotte prendeva sul serio i suoi libri: fino alle estreme conseguenze. Ora, ritirata in una stanza piena di libri, ricordi e medicine, si domanda se quella coerenza non sia diventata un peso.

A interromperla e contraddirla è la badante: concreta, ironica, radicata nella necessità. Le ricorda scadenze, stipendio, contratto e fragilità del corpo, ma soprattutto le pone le domande più scomode. Il ritiro è davvero una scelta politica o una resa? La coerenza è forza o ostinazione? Le promesse fatte agli studenti valgono ancora quando non si riesce più a sostenerle con la propria vita?

Il dialogo tra le due è serrato, comico e tagliente. La Signora vede in Don Chisciotte il modello di una coerenza radicale che rifiuta di adattarsi; la badante richiama invece Sancho Panza, chi resta, chi paga il prezzo e tiene insieme l’impresa. Nel continuo scambio i ruoli si confondono: chi sostiene chi, chi inventa chi, chi è davvero il cavaliere e chi lo scudiero?

Tra citazioni, ironia popolare, malinconia e sarcasmo, lo spettacolo affronta l’invecchiamento, la precarietà del lavoro di cura, la perdita di autorevolezza dell’educazione, la distanza tra parola pubblica e vita concreta e il dissolversi delle utopie collettive. Il dispositivo teatrale riflette anche su sé stesso, mettendo in discussione il confine tra invenzione e realtà.

Nel finale resta una domanda semplice e radicale: è più folle adattarsi al mondo così com’è o continuare a interrogarlo anche quando sembra inutile? Una “commedia letteraria” capace di unire profondità e leggerezza, riflessione sociale e ironia, ricordando che nessuna impresa, per quanto ideale, può esistere senza chi le resta accanto.

 

DUE ATTRICI IN MONOPATTINO