Dialogo a più voci sul Campanil Basso
“Il Campanile più bello del mondo”, lo hanno definito. “Un fantastico obelisco di roccia, oltremodo audace e senza dubbio il più elegante!”, scrisse Pino Prati nella prima guida delle Dolomiti di Brenta.
“Il Campanil Basso è circondato da una così vasta fama come poche vette possono vantare, non solo nelle Alpi, ma anche fuori di esse. Questa superba guglia costituì e costituisce un richiamo imperioso per generazioni di alpinisti e l’arditezza dei suoi profili esercitò un fascino così intenso da indurre i più celebrati alpinisti a tentarne le verticali pareti e gli affilati spigoli. Per questo la sua storia alpinistica è così ricca. È una storia di uomini, un’avventura entusiasmante di gioie e sofferenze, speranze e delusioni, una lotta portata avanti con amore, centimetro su centimetro”.
Così scrivevano qualche decennio fa Marino Stenico e Gino Callin. Abbiamo voluto fare nostre le loro parole per introdurre questa serata monografica dedicata alla storia del “Bàs”, una storia che affonda parte delle proprie radici proprio nel territorio di Vallelaghi.
Alessandro Beber, alpinista e guida alpina, da sempre attento alla storia e alla cultura dell’alpinismo dolomitico, ci condurrà in un viaggio a ritroso nel tempo per scoprire quando e come è nato, tra gli alpinisti trentini, “El mal del Campanil”: quel richiamo esercitato dal Campanil Basso che ha attraversato generazioni di scalatori e continua ancora oggi.