Scheda

Interlinea Junior srl

Reading musicale con Anna Lavatelli e l’originale violino della Shoah suonato dalla violinista Alessandra Sonia Romano

Il “violino della Shoah” è un violino che ha vissuto il dramma di Auschwitz: la sua storia, legata alle persone che l’hanno posseduto, è stata ricostruita grazie a Carlo Alberto Carutti, ingegnere milanese appassionato di arte e collezionista di strumenti a corda, che nel 2014 scova un pregiato violino Collin-Mézin presso un antiquario di Torino.

Subito si accorge che è un violino molto particolare: ha una stella di Davide incisa sul retro della cassa e all’interno c’è un cartiglio con delle note musicali, una scritta in tedesco e il numero 168007, che scopre essere stato il numero di matricola ad Auschwitz di Enzo Levy Segre. Piano piano riesce a ricostruire tutta la storia: la famiglia di Enzo fu costretta, a causa delle leggi razziali, a fuggire da Torino per rifugiarsi nella Villa Truffini di Tradate, dove vennero ospitati dagli Sternfeld e dove attendevano l’occasione di fuggire in Svizzera. Qui però, il 12 novembre 1943, Enzo, la sorella Eva Maria e la mamma Egle furono arrestati dai tedeschi, mentre il padre Edgardo si salvò. Eva Maria decise di non abbandonare il suo amato violino e lo portò con sé. I tre vennero portati a San Vittore, dove rimasero fino al 6 dicembre 1943, quando vennero deportati al campo di concentramento di Auschwitz. Solo i due fratelli superarono la selezione, ma furono costretti a separarsi. Eva Maria, proprio grazie al suo violino, fu portata a Birkenau, dove entrò a far parte di un’orchestra femminile. Enzo, invece, fu destinato a Monowitz dove lavorò per un’azienda produttrice di gomma sintetica. Eva Maria perse la vita nel campo di sterminio, probabilmente nella seconda metà del 1944, mentre Enzo riuscì a salvarsi e, soprattutto, a recuperare il violino della sorella.
Tornato a Torino dopo la liberazione Enzo si tolse la vita, ma non prima di aver fatto restaurare il violino. Il grande liutaio a cui si rivolse ne ricompose la tavola armonica sventrata, aggiunse sul fondo la stella di Davide a losanghe di madreperla e applicò un cartiglio con 6 misure di una frase musicale accompagnata dal motto “Der Musik Macht Frei” (La musica rende liberi). Il violino è oggi conservato al Museo civico Ala Ponzone di Cremona, nella Sala della musica, parte della collezione di strumenti storici di Carlo Alberto Carutti. Il violino poi, sempre grazie alla tenacia e all’interessamento dell’ing. Carutti, è stato protagonista di diversi eventi e commemorazioni per la Giornata della Memoria come testimone della Shoah, e nel 2017 è tornato a suonare anche a Birkenau, simbolica rivincita del potere della musica contro l’ingiustizia e la sopraffazione.
(dal libro Il violino di Auschwitz di Anna Lavatelli)

Prossime date